Nel lavoro sul corpo (in particolar modo quando ci avviciniamo a un movimento davvero consapevole) la verticalità non è una semplice postura o un’attitudine formale. La verticalità è uno stato di presenza. È la capacità di rimanere radicati verso il basso e, allo stesso tempo, sospesi e leggeri verso l’alto.

Rientrare dalle vacanze si accompagna spesso ad una sensazione di dispersione che ci assale quando le agende si riempiono di nuovo. Ci chiniamo sui computer, ci affrettiamo, corriamo da un impegno all’altro e, senza accorgercene, perdiamo il nostro asse.
Nel lavoro sul corpo (in particolar modo quando ci avviciniamo a un movimento davvero consapevole) la verticalità non è una semplice postura o un’attitudine formale. La verticalità è uno stato di presenza. È la capacità di rimanere radicati verso il basso e, allo stesso tempo, sospesi e leggeri verso l’alto.
Quando perdiamo questo asse, il corpo inizia a compensare: le spalle si sollevano, il respiro si fa corto e la mente si affanna.
Per questa ripartenza di settembre, prima ancora di riprendere la solita routine di allenamento, ti propongo tre “accorgimenti somatici” da portare nella tua quotidianità e ritrovare subito il tuo centro.
1. Attiva l’allungamento in due direzioni (Two-Way Stretch)
La vera verticalità non nasce da uno sforzo muscolare, ma dalla presenza di due forze opposte e complementari che si sostengono a vicenda. È un dialogo costante tra radicamento ed elevazione.
Quando sei in piedi o seduto, sintonizzati su questo doppio allungamento simultaneo:
⚬ Verso il basso: lascia che i piedi (o gli ischi sulla sedia) trovino un contatto pieno e sicuro con il suolo, offrendo al peso del corpo una solida base d’appoggio.
⚬ Verso l’alto: a partire da questo radicamento, invita la sommità del capo a salire con leggerezza verso l’alto, come se la colonna potesse distendersi e respirare liberamente.
Questo allungamento bidirezionale crea naturalmente spazio all’interno della struttura, permettendo al corpo di sostenersi con grazia ed efficienza, senza alcuna tensione superflua.
2. Respira nello spazio tra le vertebre
Quando la fretta aumenta, il primo a soffrirne è il diaframma. Dedica un minuto durante la giornata – magari prima di aprire le email o al semaforo – per portare l’attenzione alla parte alta dell’addome e alla zona lombare. Espirando profondamente, lascia che l’ombelico rientri verso la colonna in un abbraccio morbido; inspirando, immagina di creare spazio e decompressione tra una vertebra e l’altra, estendendoti lungo il tuo asse centrale.
3. Ritrova il luogo del tuo Centro
Esiste un punto preciso nel corpo, a metà strada tra la cassa toracica e il bacino, che fa da snodo per tutte le nostre energie e forze fisiche. Quando ti senti sopraffatto dalle cose da fare, porta semplicemente una mano sull’addome e ascolta quel punto profondo. Ricordati che è lì che risiede la tua stabilità: il mondo attorno può muoversi velocemente, ma il tuo centro rimane fermo.
Una nuova stagione insieme
Ritrovare il proprio asse non è un atto di forza, ma un processo di riallineamento continuo tra corpo e presenza interiore.
Questo settembre ripartiamo da qui. Nelle prossime settimane esploreremo insieme un modo completamente nuovo, profondo e geometrico di intendere il movimento, la stabilità e la connessione tra la nostra struttura fisica e le funzioni della nostra mente.
Inizia da questi attenti gesti quotidiani e osserva cosa cambia nella tua giornata.
E tu, in quale momento della giornata senti di perdere il tuo asse? Raccontamelo nei commenti!
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